Survival blog – un anno dopo

Posted in Survival Blog on 20 gennaio 2012 by ursha

Inverno 2017

È passato quasi un anno dall’ultima volta in cui mi sono azzardato a fare sentire la mia voce sulla rete. Poi è stato difficile anche connettersi durante tutta l’estate, siamo scappati verso la montagna con tutto quello che potevamo e ora siamo tornati a svernare in città.
Ieri ho attraversato in macchina la strada del melaro che porta da Vicenza a Brendola, di primo mattino, era completamente coperta di brina. Cinque anni prima sarebbe stata tutta un’unica coda di macchine che si recavano verso la zona industriale, oggi invece è il nulla. Probabilmente sarà una delle ultime volte che la userò, siamo in parecchi e il carburante scarseggia, è più importante utilizzarlo per il gruppo elettrogeno.
L’antenna che ho con tanta pazienza costruito ha captato un segnale e mi sono deciso ad investigare, non la migliore idea per l’ingegnere che si occupa solo di conti e non è questo gran che a combattere, ma non c’erano altri volontari.
Comunque è stato un viaggio a vuoto con nulla di utile da trovare, eppure i segnali radio non compaiono da nulla.

Il paesaggio è desolante, qua e la qualche rottame di auto da cui il carburante è già stato svuotato, senza alcun che si muove salvo qualche giallo infreddolito, temo che sperare che muoiano tutti di fame in fretta siano vane. Certo muoiono, ma il morbo li rende dannatamente resistenti e ce ne sono milioni in giro.
Mi domando cosa facciano al di la del mare gli inglesi, ma anche solo più vicino a noi francesi e tedeschi.
Mi sembra di essere il protagonista di Io sono Leggenda, il romanzo non il film. Quello che ad un certo punto si deve rendere conto che i vampiri sono la nuova umanità e che ora lui è la bestia. Almeno per ora io non sono ancora solo, ma sapere che la fuori c’è qualche giallo intelligente e qualche umano che fa affari con lui mette angoscia, dà da pensare.

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il portatore di morte

Posted in Varie on 27 marzo 2011 by ursha

Il tema della città perduta è un classico tema della Sword and Sorcery, filone narrativo che ha in comune con i miti di Cthulhu molto di più di quello che si possa pensare a prima vista, fra i vari autori vi sono un sacco di citazioni incrociare e riferimenti ai acconti precedenti anche di altri generi.

Quando si parla di antiche civiltà perdute decadenti il mio pensiero non può che andare a racconti di R. E. Howard come “Chiodi rossi”, “Il diavolo di ferro”, “L’ombra che scivola”

La città di Moldway si presenta come una collezione del meglio che può offrire il genere, esseri non più completamente umani, antichi e persi in un modo da sogno, accenni a droghe e maledizioni, un mostro finale che è incarnazione di un grande antico.

Rispolverare questo manualetto in pessimo stato di conservazione mi è parso il modo migliore di provare la mia visione dell’era di Cthulhu. E’ stato sufficiente esasperare alcuni degli spunti più dark e permettere ai giocatori un po’ di scelte politicamente scorrette.

Nuovamente per problemi di tempo e spazio i due giocatori hanno iniziato l’avventura separatamente e i loro personaggi si sono incontrati solo alla seconda sessione. Tenere conto dello scorrere del tempo per sincronizzare in questi casi è fondamentale.

Poi chi interpretava Daniel ha abbandonato la partita e ho ripreso da capo su Iho’s Chronicles tutta la storia con altri personaggi.

Quello che segue era l’incipit della vecchia campagna.

Mi chiamo Daniel McArtur dicono che io sia il portatore di morte, il nominato dalle profezie, che sarò in grado di rendere una donna mia schiava, che avrò le risposte a tutte le mie domande…

Tutti fanno presto a parlare e a dire che io tolgo la vita sconsideratamente… ma nessuna morte è casuale o nata per capriccio. Sono un ladro, non un assassino e tutte le morti sono tutte frutto di una decisione razionale molto semplice: mors tua vita mea. Decisione molto semplice da prendere nell’era di Cthuhu.

Fa presto a parlare il Grande Mago e dire che la loro antica civiltà medita più attentamente l’azione di togliere una vita. Non è stata la sua pellaccia ad essere a rischio nel deserto della vecchia Arizona. Per tre giorni sono stato vittima dei serpenti velenosi e dell’arsura del sole. Mi ero unito ad una carovana che si inoltrava nell’entroterra per depredare le rovine della civiltà passata. L’impero Coloniale Rinato vive anche e soprattutto di razzie.

Poi la tempesta ci disperse… vagai da solo e quando ripresi il senso dell’orientamento mi diressi ad est nella speranza di tornare verso la costa, temendo i pericoli del deserto dove si  nascondono i figli degli Antichi. Due giorni dopo aver finito l’acqua, quasi stremato per la sete trovai le rovine e la maledetta piramide.

Qui mi inoltrai in un passaggio lasciato aperto da una creatura gobba e deforme arrivata e deceduta prima di me, una sorta di sgorbio o ghoul che le creature del luogo chiamano con grande ironia folletto. Mi hanno detto che in passato i folletti erano creature fatate che facevano divertire i bambini, ma nel mondo rinato sono irrimediabilmente i peggiori dei mostri che possano cavarvi gli occhi. Se è brutto, viscido, gobbo e non l’avete mai visto prima allora si chiama sempre folletto.

Mi inoltrai fra i ragni, le lucertole e gli scarabei nella rovina, la cima di una vecchia piramide a gradoni con delle statue sulla sommità, attento ad ogni traccia di una trappola. Un paio le evitai, mentre un paio si aprirono sotto i miei pedi. Comunque è meglio morire all’ombra che al sole, visto c’era vita in quella piramide, anche se si trattava di serpi e tafani, doveva esserci anche acqua, bastava trovarla prima di crepare. Con la ghiandola luminescente recisa ad uno scarabeo iniziai a farmi strada nei cunicoli tortuosi.

Più in profondità trovai un cadavere di un albino e altri albini mi credettero il suo uccisore, io uccisi gli albini, senza remore, ma ancora ceravo dell’acqua. Gli albini chiaramente vedevano al buio senza alcun problema. Proseguendo in quel labirinto trovai altri albini, ero già gravemente ferito dallo scontro precedente e disperavo per la mia vita. Così commisi la follia di pregare gli dei Oscuri per un miracolo di morte.

Contro ogni logica giunsi alle spalle del Capo degli albini indisturbato e non visto e lo uccisi con un solo colpo di spada, mentre i suoi seguaci fuggivano. Sentii chiaramente l’ombra oscura che scendeva sul mio cuore e mi gelava il sangue nelle vene, capii che avrei pagato a caro prezzo il favore accordatomi dagli Dei Oscuri.

Scesi al livello ancora inferiore e trovai un altro albino che trafugava un calice d’oro da un tempio. Questi era vestito diversamente dagli altri, loro avevano avuto maschere rivestite di foglia d’oro, lui invece aveva il volto nascosto da una maschera foderata di argento. Stavo vedendo nel giro di meno di un’ora uno sfarzo impressionate.

L’uomo mi guardò stupito, credendo anche me un’albino. Quando vide che invece ero un’abitante della superficie cercò di comunicare a gesti e comprese che avevo ucciso gli altri albini, cosa che lo riempì di gioia. Mi presentò al suo maestro, il Mago Supremo del culto di Usamigaras, un nemico degli uomini con le maschere d’oro. Costui mi diede un talismano che mi permise di comprendere finalmente la loro oscura lingua.

Il Mago Supremo disse di chiamarsi Auriga Sirkions, io avevo ucciso uno dei grandi sacerdoti di Gorm e questo mi dava diritto ad entrare a far parte del culto di Usamigaras e poter portare un pugnale d’argento (sempre utile contro i licantropi).

La piramide che gli albini chiamavano la Città Perdua era governata da tre fazioni in guerra, tre fedeli agli antichi dei (Gorm, Usamigaras e madamura) e una adoratrice di un antico di Nome Zargon, al momento la più potente. I sacerdoti di Zargon controllano il primo piano della piramide e tutti i complessi sotterranei, compresa la caverna dove vivono la maggior parte degli albini.

Il mago disse che una oscura profezia mi identificava come il portatore di Morte: colui che avrebbe ucciso, molti attirando sulla piramide lo sguardo degli Dei Oscuri. Se io avessi aiutato a far avverare tale profezia, il culto mi avrebbe fornito cibo e acqua per tornare nel mondo popolato dall’uomo.

Il primo passo sembrava tutt’altro che facile, la profezia sosteneva che se ero il vero “portatore di morte ” la sacerdotessa delle vergini guerriere di Madamura sarebbe stata la mia schiava.

Ora sono rifocillato e dissetato, un tatuaggio sul mio palmo destro, creato con la magia, sancisce il patto fra me e il Mago Supremo. Xilap e Yarana, un mago e una sacerdotessa del culto, hanno promesso che mi aiuteranno, vedremo cosa succederà…

Il punto della situazione

Posted in Varie on 13 febbraio 2011 by ursha

Il survival blog, anche se inizialmente non avevo pensato di parteciparvi, è stato un’occasione per riprendere in mano questo angolo trascurato (almeno rispetto all’altro mio blog) e scrivere ancora dopo mesi che non mettevo più piede qui.

In fondo è stato bello immaginare il mio alterego che passeggiava in luoghi che conosco, ma completamente deformati dagli eventi della pandemia.

Per ora è stata solo una cosa temporanea, adesso mi sto concentrando su di un librogame. Ma spero una volta terminato tale progetto, se il mio lavoro “vero” mi lascia il tempo di tornare a revisionare e concludere i racconti che avevo pubblicato qui in passato.

Posted in Racconti Postapocalittici, Survival Blog on 9 febbraio 2011 by ursha

Mi sono trattenuto in questi giorni nel rifugio che ho ceduto alla mia fidanzata. E’ ancora duro vedere come è cambiata in due anni e vorrei veramente capire cosa le sia successo, le radiazioni e il polonio non bastano a spiegare i cambiamenti che ha subito il suo fisico… ho letto degli esperimenti fatti con i gialli… mi domando cos’altro si sperimenti ora… possibile che sia successo qualcosa di simile anche a lei?

Dopo tanto tempo che non la vedevo trattenermi da lei ben 4 giorni è stato tanto un lenitivo quanto causa di nuove ferite. Non capisco cosa io sbagli… vorrei riuscire a spiegarle quanto la amo ancora e come tutto quello che faccio sia per proteggerla: dai gialli, dai miei attuali compagni che non capirebbe, probabilmente anche dai suoi ex colleghi sopravvissuti.

Si è vero sono duro, sono anche più duro di un tempo ma ho visto troppa gente morire e non mi do il tempo di indulgere troppo sulla sofferenza quando ci sono così tante cose da pianificare e oerganizzare se si vuole restare vivi.

Ora è con estremo dolore che sono tornato a Vicenza dai miei compagni di sventura, vorrei restare dalla mia fidanzata, ma abbiamo in programma un raid all’acciaieria per trovare i pezzi per costruire qualche altro simulacro dei vecchi cannoni medioevo. Anche se abbiamo armi migliori i proiettili un giorno finiranno e bisogna essere pronti a tutto. La rete prendeva poco ma ho saputo dagli altri sopravvissuti che l’emettitore funziona. I gialli sono spuntati fuori di nuovo, ma non si sono potuti avvicinare al rifugio e alcuni colpi di cannone carico di rottame metallico li hanno convinti ad allontanarsi.

Inoltre ci sono leggende su altri depositi di armi sulle colline, fino a ieri le credevo favole messe in giro dai creduloni, ma troppe favole sono diventate racconti di morte e quindi sarà il caso di controllare. Poi bisogna organizzare nuove ronde ora che possiamo mandare in giro una squadra al sicuro. Per fortuna l’umo che non ha più un nome non ha detto nulla dei due dispositivi agli altri uomini, sapeva che avrei incontrato lamia fidanzata e sapeva che ne avrei voluto uno per lei. Se solo le capisse l’importanza del dono che le ho fatto.

L’uomo che non ha più un nome è morto da eroe, abbiamo perso il nostro guerriero, è ora che io impari a diventarlo, non posso sempre stare in seconda linea e lasciare che siano gli altri a combattere, uccidere e morire al posto mio. Chiaramente preferirei evitare la parte relativa al morire, i miei problemi di stomaco curati inadeguatamente sono già sufficienti…

E questa la fine?

Posted in Racconti Postapocalittici, Survival Blog on 4 febbraio 2011 by ursha

4 febbraio 2016

Abbiamo seppellito l’uomo senza più un nome dopo una veglia durata tutta la notte. Ognuno di noi gli deve qualcosa. Ognuno di noi se è vivo lo deve al fatto che lui sia stato in prima linea.
L’aveva sempre detto che sarebbe finito male prima dei quarant’anni… ma non credo che immaginasse di diventare un’eroe.
Ora che i miei doveri sono compiuti è il momento di raggiungere la mia fidanzata.
Ho letto del suo sconforto per la mia decisione, ma al momento non potevo fare altro, qui non l’avrebbero mai accettata e io dovevo mettere in ordine le idee. Ora invece devo dedicarle almeno alcuni giorni della mia vita. Con l’emettitore per un po’ dovremmo essere relativamente al sicuro.

Vedo che siete sempre di meno, veramente non so se ci sentiremo ancora.

E’ ora di concludere

Posted in Racconti Postapocalittici, Survival Blog on 3 febbraio 2011 by ursha

La giornata di oggi è stata dannatamente calda. Sono riuscito a stare senza giacca e cappello il che significa che è ora di cominciare a rintanarsi e lasciare che per mesi questo mondo ai gialli sperando che muoiano di fame. Il periodo migliore dell’anno qui è ormai terminato.

Oggi sono anche partiti i prodi della squadra di recupero con il blindato e i due furgoni porta valori per tentare di trovare questo dannato giallo intelligente, ma procediamo con ordine.

La mia fidanzata, che credevo dispersa è tornata a me in carne ed ossa e io sono costretto nuovamente ad allontanarla. Il poco cuore che mi è rimasto dopo due anni di privazioni e sacrifici viene dilaniato ogni giorno di più. Ormai mi trovo a desiderare che scompaia.

Mi ripeto che l’importante è che sia viva, che anche se l’unica cosa rimasta di lei come me la ricordavo sono i suoi capelli neri che adoro arruffare va bene lo stesso. Ho solo bisogno di tempo per razionalizzare la cosa, una settimana forse due forse un mese non molto di più. Sapere una cosa è un conto, vederla difronte a me inginocchiata mentre mi abbraccia e piange è diverso. Però adesso io necessito di tempo e di calma.Infondo l’ho sempre amata per ciò che c’era nel profondo del suo animo e sono cose che sono ancora li, devo solo abituarmi a questa nuova situazione, so che il resto è immutato.

Abbiamo passato tutto il giorno a parlare, nascosti in una delle case alla base della salita. C’era molto da dire, nulla che però mi vada di condividere con i pochi che ancora sopravvivono in rete.

Poi ho atteso fino a sera nella speranza che l’azzardo mio e dell’uomo senza nome fosse corretto, che fosse possibile trovare il giallo intelligente e recuperare un emettitore di impulsi.

Gli uomini sono tornati ben due ore dopo il previsto e senza il blindato. C’erano alcuni uomini armati pesantemente a Vicenza e l’uomo senza nome non ce l’ha fatta. Come al solito è stato un eroe, uno tipo quelli dei film che nonostante le ferite combatte ancora stringendo i denti per coprirte la ritirata degli altri.

Metà della squadra è morta, ma hanno riportato venti superstiti e ben due degli emettitori descritti dalla Stone Cold Company.

Ora la mia fidanzata sta viaggiando verso il mio rifugio segreto, una torre nel bosco che fa parte delle pertinenze di una villa padronale, che avevo rifornito di provviste e armi per le evenienze disperate. Le ho impostato il percorso sul navigatore del fuoristrada.

L’emettitore dovrebbe consentirle di andare e venire in relativa sicurezza. Dovrebbe consentire anche a noi di poter continuare alcuni lavori all’aperto senza preoccuparci dei gialli.

La voglia di scrivere mi era passata a metà del post ma volevo concludere per dire che pero ora sto bene e continuo ad essere vivo. Domani non lo so. Si avvicina una stagione difficile e minacce peggiori dei razziatori incombono all’orizzonte. Prima o poi la marea di follia che sembra avvolgere l’intera Europa raggiungerà anche noi e non so se resteremo a galla. ma per oggi siamo vivi.

Cambiamenti di Programma

Posted in Racconti Postapocalittici, Survival Blog on 2 febbraio 2011 by ursha

Nuovi fatti mi hanno dovuto far riconsiderare la mia idea di andare a cercare guai in città. La ferita è peggiorata e dovrò restare in assoluto riposo. Se non altro per domani dovremo avere disinfettanti e antistaminici senza bisogno di svaligiare una farmacia. L’uomo senza più un nome me lo ha ripetuto più volte che l’azione non è fatta per me e che ero un pazzo, sembra che Dio abbia dunque deciso più saggiamente al posto mio. L’uomo senza un nome un tempo era un ingegnere anche lui, sa tranquillamente cosa deve cercare in città qualora trovasse i gialli, mi fiderò di lasciar fare il lavoro ad un altro.

Inoltre la mia fidanzata arriverà domattina, il che la fa passare da problema numero 3 a numero 1. Gli altri si possono delegare questo no, non la vedo da più di due anni e non so più nemmeno che aspetto abbia, di lei sono rimasti solo i capelli che adoravo accarezzare. Ciò che mi ha dato la forza di resistere fino ad ora alla disperazione sta finalmente tornado e ha ora un aspetto ignoto.

Credo che un’ambulanza piena di medicine dovrebbe convincere il consiglio a soprassedere sullo strano aspetto della nuova venuta. Al massimo conosco un luogo qui vicino estremamente fortificato e in disuso da molto tempo privo di gialli. E’ dai tempi delle superiori che non mi ci reco.

Oggi siamo arrivati addirittura a 10 gradi è ora di sbrigarsi a prepararsi al ritorno dei gialli, devo controllare la quantità di mangimi insilati e bisogna assicurarsi che gli edifici in cui nascondiamo le mucche i maiali e le galline che abbiamo con estrema difficoltà salvato dai gialli e dai razziatori resistano alla furia dei mostri.

Tutto il resto è in mano ad una scommessa… ci sono gli apparecchi che tengono distanti i gialli nascosti da qualche parte nel centro di Vicenza?

La prossima potrebbe essere un’estate molto lunga, l’ultima per noi o la prima di una nuova era.