il portatore di morte

Il tema della città perduta è un classico tema della Sword and Sorcery, filone narrativo che ha in comune con i miti di Cthulhu molto di più di quello che si possa pensare a prima vista, fra i vari autori vi sono un sacco di citazioni incrociare e riferimenti ai acconti precedenti anche di altri generi.

Quando si parla di antiche civiltà perdute decadenti il mio pensiero non può che andare a racconti di R. E. Howard come “Chiodi rossi”, “Il diavolo di ferro”, “L’ombra che scivola”

La città di Moldway si presenta come una collezione del meglio che può offrire il genere, esseri non più completamente umani, antichi e persi in un modo da sogno, accenni a droghe e maledizioni, un mostro finale che è incarnazione di un grande antico.

Rispolverare questo manualetto in pessimo stato di conservazione mi è parso il modo migliore di provare la mia visione dell’era di Cthulhu. E’ stato sufficiente esasperare alcuni degli spunti più dark e permettere ai giocatori un po’ di scelte politicamente scorrette.

Nuovamente per problemi di tempo e spazio i due giocatori hanno iniziato l’avventura separatamente e i loro personaggi si sono incontrati solo alla seconda sessione. Tenere conto dello scorrere del tempo per sincronizzare in questi casi è fondamentale.

Poi chi interpretava Daniel ha abbandonato la partita e ho ripreso da capo su Iho’s Chronicles tutta la storia con altri personaggi.

Quello che segue era l’incipit della vecchia campagna.

Mi chiamo Daniel McArtur dicono che io sia il portatore di morte, il nominato dalle profezie, che sarò in grado di rendere una donna mia schiava, che avrò le risposte a tutte le mie domande…

Tutti fanno presto a parlare e a dire che io tolgo la vita sconsideratamente… ma nessuna morte è casuale o nata per capriccio. Sono un ladro, non un assassino e tutte le morti sono tutte frutto di una decisione razionale molto semplice: mors tua vita mea. Decisione molto semplice da prendere nell’era di Cthuhu.

Fa presto a parlare il Grande Mago e dire che la loro antica civiltà medita più attentamente l’azione di togliere una vita. Non è stata la sua pellaccia ad essere a rischio nel deserto della vecchia Arizona. Per tre giorni sono stato vittima dei serpenti velenosi e dell’arsura del sole. Mi ero unito ad una carovana che si inoltrava nell’entroterra per depredare le rovine della civiltà passata. L’impero Coloniale Rinato vive anche e soprattutto di razzie.

Poi la tempesta ci disperse… vagai da solo e quando ripresi il senso dell’orientamento mi diressi ad est nella speranza di tornare verso la costa, temendo i pericoli del deserto dove si  nascondono i figli degli Antichi. Due giorni dopo aver finito l’acqua, quasi stremato per la sete trovai le rovine e la maledetta piramide.

Qui mi inoltrai in un passaggio lasciato aperto da una creatura gobba e deforme arrivata e deceduta prima di me, una sorta di sgorbio o ghoul che le creature del luogo chiamano con grande ironia folletto. Mi hanno detto che in passato i folletti erano creature fatate che facevano divertire i bambini, ma nel mondo rinato sono irrimediabilmente i peggiori dei mostri che possano cavarvi gli occhi. Se è brutto, viscido, gobbo e non l’avete mai visto prima allora si chiama sempre folletto.

Mi inoltrai fra i ragni, le lucertole e gli scarabei nella rovina, la cima di una vecchia piramide a gradoni con delle statue sulla sommità, attento ad ogni traccia di una trappola. Un paio le evitai, mentre un paio si aprirono sotto i miei pedi. Comunque è meglio morire all’ombra che al sole, visto c’era vita in quella piramide, anche se si trattava di serpi e tafani, doveva esserci anche acqua, bastava trovarla prima di crepare. Con la ghiandola luminescente recisa ad uno scarabeo iniziai a farmi strada nei cunicoli tortuosi.

Più in profondità trovai un cadavere di un albino e altri albini mi credettero il suo uccisore, io uccisi gli albini, senza remore, ma ancora ceravo dell’acqua. Gli albini chiaramente vedevano al buio senza alcun problema. Proseguendo in quel labirinto trovai altri albini, ero già gravemente ferito dallo scontro precedente e disperavo per la mia vita. Così commisi la follia di pregare gli dei Oscuri per un miracolo di morte.

Contro ogni logica giunsi alle spalle del Capo degli albini indisturbato e non visto e lo uccisi con un solo colpo di spada, mentre i suoi seguaci fuggivano. Sentii chiaramente l’ombra oscura che scendeva sul mio cuore e mi gelava il sangue nelle vene, capii che avrei pagato a caro prezzo il favore accordatomi dagli Dei Oscuri.

Scesi al livello ancora inferiore e trovai un altro albino che trafugava un calice d’oro da un tempio. Questi era vestito diversamente dagli altri, loro avevano avuto maschere rivestite di foglia d’oro, lui invece aveva il volto nascosto da una maschera foderata di argento. Stavo vedendo nel giro di meno di un’ora uno sfarzo impressionate.

L’uomo mi guardò stupito, credendo anche me un’albino. Quando vide che invece ero un’abitante della superficie cercò di comunicare a gesti e comprese che avevo ucciso gli altri albini, cosa che lo riempì di gioia. Mi presentò al suo maestro, il Mago Supremo del culto di Usamigaras, un nemico degli uomini con le maschere d’oro. Costui mi diede un talismano che mi permise di comprendere finalmente la loro oscura lingua.

Il Mago Supremo disse di chiamarsi Auriga Sirkions, io avevo ucciso uno dei grandi sacerdoti di Gorm e questo mi dava diritto ad entrare a far parte del culto di Usamigaras e poter portare un pugnale d’argento (sempre utile contro i licantropi).

La piramide che gli albini chiamavano la Città Perdua era governata da tre fazioni in guerra, tre fedeli agli antichi dei (Gorm, Usamigaras e madamura) e una adoratrice di un antico di Nome Zargon, al momento la più potente. I sacerdoti di Zargon controllano il primo piano della piramide e tutti i complessi sotterranei, compresa la caverna dove vivono la maggior parte degli albini.

Il mago disse che una oscura profezia mi identificava come il portatore di Morte: colui che avrebbe ucciso, molti attirando sulla piramide lo sguardo degli Dei Oscuri. Se io avessi aiutato a far avverare tale profezia, il culto mi avrebbe fornito cibo e acqua per tornare nel mondo popolato dall’uomo.

Il primo passo sembrava tutt’altro che facile, la profezia sosteneva che se ero il vero “portatore di morte ” la sacerdotessa delle vergini guerriere di Madamura sarebbe stata la mia schiava.

Ora sono rifocillato e dissetato, un tatuaggio sul mio palmo destro, creato con la magia, sancisce il patto fra me e il Mago Supremo. Xilap e Yarana, un mago e una sacerdotessa del culto, hanno promesso che mi aiuteranno, vedremo cosa succederà…

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