Torrax avanzava fra le rovine della giungla, seguito da due colossali neri, guerrieri delle tribù selvagge del continente degli orrori, fieri combattenti che rifiutavano di sottomettersi agli uomini rettile che controllavano gran parte del nord delle loro terre e quindi gioco forza alleati dell’Impero Coloniale Rinato.
Erano fratelli con due anni di differenza l’uno dall’altro, lineamenti duri, naso largo e occhi vivaci e attenti. Erano stati gli occhi ad indirizzare la scelta di Torrax fra i volontari per la spedizione. Cosa avesse portato quei guerrieri così lontano dalle terre natale, fino al continente delle giungle oltre il mare, era un mistero. Torrax aveva chiesto e loro avevano parlato di karma, avevano detto che anche Torrax faceva parte del loro karma e lui aveva lasciato cadere la questione.
Chi sicuramente non aveva nulla a che fare con il karma era il tossicodipendente che seguiva Torrax. Sam era un uomo di forse una trentina d’anni, ma dal viso slavato e butterato che mostrava tutti i segni dell’uso e abuso di di cannabis e stimolati corticali, come il Flax. Aveva visto tali e tanti orrori nella sua vita breve vita da soldato che solo le doghe riuscivano a dare pace alla sua mente divorata da incubi senza nome. Era stato congedato con onore, dopo quindici battaglie contro i Mi-go, avventure nel nord del continente degli orrori, e l’Impero Coloniale Rifondato si era poi dimenticato di lui, come di molti altri eroi e veterani. Avendo visto ogni orrore riusciva peraltro a rimanere impassibile anche difronte al risorgere dei morti dalle tombe, motivo per cui Torrax tollerava la presenza del giovane. I capelli, rasati sulla parte anteriore del capo cadevano lunghi ben oltre le spalle ed erano intrecciati con denti di ogni mostro e belva feroce che l’uomo avesse ucciso con il suo coltello, i suoi feticci e portafortuna.
Assieme a Sam veniva Ipsinix, una donna sottratta dieci anni prima all’iniziazione ai misteri di Derketa. Spia, amante e assassina per conto di Torrax. Fare il ladro di tombe comportava avere nemici e dover rubare segreti. Più di una volta gli aghi avvelenati di Ipsinix avevano fermato mani assassine a pochi centimetri dalla gola di Torrax. La donna gli era grata per la libertà riconquistata e lo seguiva come un’ombra, avendo scoperto di amare la vita all’aperto dopo gli anni di reclusione nel tempio. L’uomo trovava la sua pelle candida, i suoi capelli bruni e i suoi fianchi torniti una delle poche consolazioni nel dover vivere tre quarti della propria vita nella giungla in cerca di ruderi.
Ora quello che preoccupava Torrax era di avere scorto indizi che quei ruderi fossero abitati. Fece un cenno agli uomini, uno dei due neri si mise a fare la guardia mentre gli altri si riunivano in cerchio.
Indicò l’erba fra le pietre. Chi li aveva preceduti era stato molto attento a camminare sui ciottoli, ma vi erano comunque pochi fili d’erba schiacciati.
« Ci hanno preceduto?» chiese Sam, con voce nasale e impastata.
« No, provengono da dentro le rovine, devono essere venuti fin qui per osservarci.»
Ipsinix si guadò intorno a disagio, dalle rovine potevano provenire solo cose non umane. Le torture subite nel tempio di Derketa potevano essere terribili, ma non preparavano all’incontro con belve aliene, e la donna aveva sempre paura di sprofondare nella follia, ogni volta che i mostri tendevano comparire nei viaggi di Torrax: « Ne sei sicuro?»
La risposta non provenne da Torrax, ma da un’eruzione nel terreno che ingoiò Sam. In risposta il nero lasciato a guardia prese il fucile laser e iniziò a sparare in direzione degli alberi, da cui stavano emergendo due figure dalle vesti lacere e una terza, orribile e completamente fasciata di bende. Tutte e tre avevano musi vagamente da rettile, con zanne aguzze e una lunga lingua serpeggiante.
Torrax prese il fucile al plasma e sparò una nube di gas incandescente contro uno degli esseri incappucciati mentre si rendeva conto con orrore che l’essere al centro era un morto vivente, una creatura di un lontano passato imbalsamata e incartapecorita, ricoperta di ori oltre che di bende.
Ipsinix sembrava caduta in catalessi dall’orrore difronte a quella figura, ma Torrax, mentre prendeva nuovamente la mira, non aveva tempo per la paura o la ragazza, impegnato a salvarsi la vita. Aveva imparato a non cercare di razionalizzare quello che vedeva, si limitava ad accettarlo e a tenersi impegnato sulle armi.
L’uomo rettile sopravvissuto intanto aveva fatto un cenno verso il nero con il fucile, che era esploso in un’eruzione di fuoco, il fratello li a fianco vomitò. Torrax evitò di guardare il truce spettacolo mentre sparava al secondo essere dalle vesti lacere, inondandolo di plasma ardente.
La mummia arrivò a portata del nero ancora vivo e riverso nel vomito, lo afferrò per il collo e questi si dibatte, strappando una parte degli ori alla creatura imbalsamata, ma ottenendo ben poco effetto. Il morto vivente lo sollevò e staccò di netto il capo da corpo dell’uomo.
Allora Torrax mirò alla mummia e fece fuoco per la terza volta, dispiacendosi dell’oro che il getto di plasma ardente avrebbe squagliato, ma infondo contento che l’essere incartapecorito bruciasse bene.
Si voltò per guardare la donna che si stava riavendo, infondo l’unica persona importante per lui era sopravvissuta, la morte degli altri significava solo meno bocche fra cui dividere il poco oro trovato.
« Prendiamo il bottino e andiamocene prima che arrivino altri mostri.» disse Torrax
Una luce sinistra si accese negli occhi della donna e un ago volò contro al carotide dell’uomo.
Ipsinix aveva trovato una divinità meritevole della sua adorazione, solo per vederla perire bruciata da un miscredente, ma era sicura che nelle rovine ve ne fossero altre. I seguaci di tali antichi avrebbero preteso penitenze per la sua partecipazione al sacrilegio, ma la rivelazione l’aveva rassicurata che poi l’avrebbero accettata come una supplice devota.
Era il suo karma, non quello di Torrax, ad averli guidati fin li e lei era pronta a soffrire e genuflettersi per poter diventare una dispensatrice della morte degli Antichi.
Gli autori del sito considerano drogarsi un’azione estremamente stupida e deleteria per la salute, che può avere gravissimi effetti permanenti sul cervello e può condurre alla morte. Pertanto si sentono di dissuadere chiunque a provare tali esperienze.
Questo testo non vuole essere un’esaltazione dell’assunzione di sostanze stupefacenti.